Verifica dei certificati SSL (scadenza ed ente emittente)

Basta inserire un nome di dominio per vedere scadenza, ente emittente, nomi alternativi e impronta del certificato SSL/TLS. I giorni residui sono evidenziati con colori diversi, così da prevenire l'interruzione del sito per un rinnovo dimenticato.

Consigli per l'uso

  • Controllate la scadenza con un certo anticipo: per sicurezza, in previsione di eventuali intoppi, conviene rinnovare due o quattro settimane prima.
  • I certificati gratuiti, come quelli di Let's Encrypt, durano soltanto novanta giorni: conviene verificare periodicamente con questo strumento che il rinnovo automatico funzioni correttamente.
  • L'icona del lucchetto del browser dice soltanto se il certificato sia valido in quel momento, non quanti giorni manchino alla scadenza: controllate qui il numero per non trovarvi all'ultimo momento.
  • Fra i nomi alternativi del soggetto possono comparire più nomi host oltre al dominio principale, per esempio il sottodominio con il prefisso «www». Verificate che non ve ne siano di inattesi.
  • L'impronta identifica in modo univoco il certificato: per accertarsi che la sostituzione sia avvenuta correttamente, confrontate quella precedente con quella successiva al rinnovo.

Domande frequenti

Dipende dall'ente emittente e dal tipo, ma i certificati gratuiti oggi più diffusi, come quelli di Let's Encrypt, durano novanta giorni, mentre per quelli a pagamento il limite di settore è un anno, pari a 398 giorni. Per decisione del consorzio che riunisce autorità di certificazione e produttori di browser, la durata si riduce di anno in anno.

Il browser mostra un avviso che segnala la connessione come non protetta e molti utenti abbandonano il sito. Anche le integrazioni fra applicazioni e le procedure di pagamento si interrompono con errori di connessione: rinnovare per tempo è essenziale.

Sono il campo di estensione che permette a un solo certificato di proteggere più domini e sottodomini. Se un certificato copre insieme un dominio e il suo sottodominio con prefisso «www», entrambi compaiono in quell'elenco.

Il certificato autofirmato è emesso da chi lo usa, senza un'autorità di certificazione terza: i browser non lo considerano attendibile e mostrano un avviso. Se il campo dell'ente emittente riporta il nome di un'autorità reale, il certificato ha superato la verifica di un ente terzo.

La robustezza della cifratura dei certificati gratuiti, come quelli di Let's Encrypt, non differisce da quella dei certificati a pagamento. Le differenze riguardano soprattutto il livello di verifica dell'intestatario e l'assistenza: sul piano della sicurezza crittografica non c'è alcuna differenza sostanziale.
Tool-kun

A proposito — storia dei certificati SSL/TLS e delle autorità di certificazione

Le connessioni HTTPS che usiamo ogni giorno affondano le radici nel protocollo SSL sviluppato da Netscape nel 1994. Le prime versioni presentavano gravi vulnerabilità e, dopo una revisione, il protocollo fu standardizzato nel 1999 con il nome di TLS. Il nome è cambiato, ma il principio di base — cifrare la comunicazione con la crittografia a chiave pubblica fondata sui certificati — è rimasto lo stesso.

Le autorità di certificazione emettono i certificati firmati dopo aver verificato che il richiedente amministri davvero quel dominio. Un tempo ottenerli comportava costi e procedure onerose, ma con la nascita nel 2016 dell'autorità gratuita Let's Encrypt, promossa da un'organizzazione senza scopo di lucro, la barriera all'adozione di HTTPS si è abbassata drasticamente. I suoi certificati durano però soltanto novanta giorni e presuppongono l'uso di un meccanismo di rinnovo automatico.

La scadenza di un certificato non provoca solo un avviso, ma può trasformarsi in un guasto grave. In passato sono stati ripetutamente segnalati casi di servizi di grandi imprese e di importanti istituti finanziari rimasti fuori servizio a lungo per un rinnovo dimenticato: predisporre un sistema di sorveglianza resta una questione operativa permanente.