Da JSON a CSV

Converte in formato CSV un array di oggetti JSON. Comodo quando volete gestire in Excel o in un foglio di calcolo i dati restituiti da un'API REST.



Consigli

  • La conversione riguarda gli array di oggetti JSON ([{}, {}, ...]). I singoli oggetti non sono supportati.
  • Torna utile quando volete lavorare in Excel o in Google Fogli con i dati restituiti da un'API REST.
  • I valori con strutture annidate profonde o gli array non vengono appiattiti: sono restituiti come stringhe JSON (per esempio {"a":1}).
  • Il CSV scaricato è codificato in UTF-8. Se in Excel i caratteri accentati risultano storpiati, importatelo indicando UTF-8 (con BOM).

Domande frequenti

No, la conversione riguarda soltanto gli array di oggetti ([{}, {}]). Per convertire un singolo oggetto ({}) racchiudetelo in un array, per esempio [{}].

I valori con strutture annidate profonde non vengono appiattiti e sono restituiti come stringhe JSON (per un oggetto, per esempio, {"a":1}). Conviene eliminare l'annidamento prima di convertire in CSV.

Il CSV scaricato è codificato in UTF-8. In Excel usate «Dati» → «Da testo/CSV» e selezionate come codifica UTF-8 (con BOM).
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A proposito — la nascita di JSON: non un'invenzione, una scoperta

JSON (JavaScript Object Notation) fu concepito da Douglas Crockford intorno al 2001. Lui stesso ha raccontato di non aver «inventato JSON, ma di averlo scoperto»: si limitò a standardizzare come formato di scambio dati la notazione letterale degli oggetti già presente in JavaScript.

Dal 2006 circa, con la diffusione di Ajax, JSON si affermò rapidamente: rispetto alla verbosità dell'XML la sua semplicità conquistò gli sviluppatori. All'inizio non mancarono le critiche di chi sosteneva che «JSON non potrà mai sostituire XML», ma oggi è a tutti gli effetti il formato standard delle API REST.

Curiosità: nella licenza della specifica Crockford inserì la clausola «The Software shall be used for Good, not Evil». Ne nacque un piccolo caso, perché gli uffici legali di grandi aziende come Google e IBM chiesero una licenza formale sostenendo che «non spetta a noi giudicare il bene e il male».