Cifrario di Vigenère: codifica e decodifica (cifratura con parola chiave)
Strumento per cifrare e decifrare con il cifrario di Vigenère, che fa variare lo scostamento lettera per lettera in base a una parola chiave. Tutto avviene nel browser: con la stessa parola chiave si cifra e si decifra, e il procedimento è visibile un carattere alla volta. Il contenuto inserito non viene mai inviato all'esterno.
Consigli
- Il cifrario di Vigenère fu a lungo chiamato «la cifra indecifrabile» (le chiffre indéchiffrable): per circa trecento anni non se ne trovò un metodo di soluzione praticabile.
- Poiché la parola chiave si ripete, più è corta e prima si ripresenta lo stesso schema di scostamenti, moltiplicando gli appigli per chi tenta di decifrare. Una chiave lunga è più sicura.
- Spazi, simboli e cifre non consumano lettere della chiave e vengono restituiti invariati. Cambiare la disposizione di spazi e a capo non altera la regola di cifratura.
- Cifratura e decifratura sono operazioni simmetriche che usano la stessa parola chiave. Con il pulsante «Riporta il risultato in ingresso» potete provare subito a decifrare quanto avete appena cifrato.
- Maiuscole e minuscole del testo di partenza vengono conservate nell'aspetto del risultato; il calcolo dello scostamento avviene sulla posizione nell'alfabeto.
Domande frequenti
A proposito — il test di Kasiski e la fine della «cifra indecifrabile»
Il cifrario di Vigenère porta il nome del diplomatico francese Blaise de Vigenère, vissuto nel Cinquecento, ma il vero ideatore fu un altro. Nel 1553 il crittologo italiano Giovan Battista Bellaso aveva già pubblicato un metodo dello stesso tipo, in cui una parola chiave fa variare lo scostamento lettera per lettera; Vigenère, dal canto suo, ideò un cifrario diverso che divenne noto solo nell'Ottocento attraverso i suoi scritti. È l'esempio tipico di un'attribuzione tramandata per errore.
Se il cifrario di Cesare usa un unico scostamento fisso e la macchina Enigma lo fa variare a ogni battuta con la rotazione meccanica dei rotori, Vigenère ottiene scostamenti diversi per ogni carattere ripetendo una chiave facile da ricordare. Un cifrario a scostamento unico si rompe con la sola analisi delle frequenze, mentre Vigenère appiattisce in apparenza quella distribuzione: per questo fino alla metà dell'Ottocento fu chiamato «la cifra indecifrabile» e restò in uso nella pratica.
A porre fine a quella fama fu il «test di Kasiski», pubblicato nel 1863 dall'ufficiale prussiano Friedrich Kasiski. Esaminando gli intervalli fra le sequenze che si ripetono nel testo cifrato si può stimare la lunghezza della chiave e, una volta nota, applicare a ogni posizione la semplice analisi delle frequenze, cioè la stessa tecnica usata contro il cifrario di Cesare. Un metodo rimasto valido per tre secoli veniva così sistematicamente violato: uno spartiacque nella storia della crittanalisi.
Va detto però che, se la chiave fosse lunga quanto il testo in chiaro e usata una sola volta, il cifrario di Vigenère equivarrebbe al «cifrario di Vernam», teoricamente indecifrabile. Il punto debole stava nell'uso reale, con chiavi corte e riutilizzate: una lezione storica sull'importanza della gestione delle chiavi che la progettazione crittografica moderna ha fatto propria.