Generatore di caratteri decorativi (font speciali)

Converte il testo inserito in caratteri decorativi Unicode: grassetto, corsivo, larghezza piena, lettere cerchiate e altri stili. Potete copiarli e incollarli direttamente nel profilo o nei commenti sui social.

Esempi di conversione (con la parola «Toolbase»)

Stile Risultato
Grassetto 𝐓𝐨𝐨𝐥𝐛𝐚𝐬𝐞
Corsivo 𝑇𝑜𝑜𝑙𝑏𝑎𝑠𝑒
Grassetto corsivo 𝑻𝒐𝒐𝒍𝒃𝒂𝒔𝒆
Grassetto senza grazie 𝗧𝗼𝗼𝗹𝗯𝗮𝘀𝗲
Monospaziato 𝚃𝚘𝚘𝚕𝚋𝚊𝚜𝚎
Larghezza piena Toolbase
Lettere cerchiate Ⓣⓞⓞⓛⓑⓐⓢⓔ

Consigli per l'uso

  • I caratteri generati qui non sono ottenuti cambiando il font con i CSS: sono caratteri realmente esistenti, appartenenti al blocco Unicode dei «simboli alfanumerici matematici». Per questo non si deformano in nessuna applicazione.
  • Corsivo, grassetto corsivo e lettere cerchiate non comprendono le cifre oppure le trattano in modo diverso: se dovete usare molti numeri, sono preferibili il grassetto, il grassetto senza grazie e il monospaziato.
  • Nei profili di X (già Twitter) e di Instagram non si può scegliere il carattere tipografico: incollando un testo decorato in questo modo potete far risaltare un'intestazione.
  • Convertendo interi testi in caratteri decorativi, i lettori di schermo e i motori di ricerca non li riconoscono più come testo normale: conviene limitarne l'uso a titoli brevi o soprannomi.

Domande frequenti

Nella quasi totalità dei social e delle app di messaggistica si visualizzano senza problemi, perché sono caratteri definiti ufficialmente in Unicode, con un proprio punto di codice, e non dipendono dal caricamento di un font particolare. Su dispositivi molto datati o in alcuni sistemi possono però comparire come rettangoli vuoti, come accade con le emoji.

In linea di massima no. Pur somigliando alla «A», questi caratteri hanno un punto di codice diverso, quindi possono compromettere la corrispondenza testuale nei motori di ricerca e la lettura da parte dei lettori di schermo usati da chi ha disabilità visive. Conviene evitarli nel corpo del testo e nelle informazioni importanti, riservandoli ai profili social e ai titoli.

Nel blocco Unicode dei simboli alfanumerici matematici mancano diverse lettere dello stile a doppio tratto — C, H, I, N, Q, R, Z — che vanno recuperate una a una da altri blocchi. Per privilegiare la correttezza della conversione abbiamo rinunciato a supportarlo. Per la stessa ragione mancano alcune lettere anche nello stile corsivo calligrafico.

Sì: i caratteri decorativi copiati restano caratteri singoli, semplicemente diversi nell'aspetto, quindi si aggiungono, si cancellano e si riordinano come qualunque testo. Non è però possibile convertirli automaticamente all'indietro, per esempio togliendo il grassetto: per tornare all'originale incollate di nuovo il testo di partenza.
Tool-kun

A proposito — da simboli matematici a decorazioni per i social

Il blocco Unicode dei «simboli alfanumerici matematici» usato da questi caratteri non è nato per decorare i social. Negli articoli e nei manuali di matematica esiste la consuetudine di attribuire un significato diverso allo stesso segno a seconda del carattere tipografico: la «A» in corsivo indica una variabile, in grassetto un vettore o una matrice, nel grassetto da lavagna un insieme numerico particolare come l'insieme dei reali ℝ. Poiché il testo semplice, la posta elettronica e i primi HTML non potevano rendere queste differenze, con Unicode 3.1, nel 2001, fu aggiunto un blocco dedicato in cui ogni stile ha punti di codice propri.

Lo scopo originario di quel blocco, dunque, non era «decorare» ma «distinguere significati nelle formule». Dal momento però che si tratta di caratteri autonomi, copiandoli e incollandoli l'informazione sullo stile non va perduta e arriva intatta a destinazione: una proprietà che la cultura di internet ha sfruttato in un modo del tutto estraneo all'intenzione iniziale. Dagli anni Dieci in poi, fra chi voleva far risaltare il proprio profilo o un titolo dove i CSS non arrivano, gli «strumenti di conversione Unicode» si sono diffusi rapidamente, e oggi questi caratteri sono più noti come decorazione che come notazione matematica.

Nel blocco esistono peraltro alcune lacune dovute a ragioni storiche. La «h» minuscola corsiva, per esempio, non ha ricevuto un punto di codice nuovo perché il simbolo ℎ (U+210E) della costante di Planck era già ampiamente in uso in matematica e fu riutilizzato. Che la storia della notazione matematica lasci una traccia discreta perfino nella cultura social di oggi è una coincidenza piuttosto curiosa.