Conversione da CSV a XML

Incollando un file CSV o TSV, lo converte in XML con un elemento per riga, nella forma valore....

Consigli per l'uso

  • Attivando l'opzione che considera la prima riga come intestazione, i nomi delle colonne diventano direttamente i nomi dei marcatori XML; le intestazioni inutilizzabili come nomi di marcatore, per esempio quelle che cominciano con una cifra o contengono simboli, ripiegano su `column1`, `column2` e così via.
  • Senza intestazione, tutte le righe sono trattate come dati e le colonne prendono i nomi `column1`, `column2` e seguenti.
  • Usatelo là dove serve il formato XML anziché il CSV: interfacce datate basate su XML, integrazioni SOAP, immissione di dati in certi sistemi gestionali.
  • L'XML generato protegge i caratteri speciali con i riferimenti alle entità — &, <, > — e si può quindi importare direttamente in un sistema esterno.

Domande frequenti

I servizi web di tipo SOAP e molti sistemi gestionali e centrali in esercizio da anni adottavano XML come formato standard già prima della diffusione di JSON e presuppongono tuttora scambi in quel formato. Da qui l'esigenza pratica, ancora attuale, di convertire il CSV in XML per l'integrazione con i sistemi nuovi.

I nomi dei marcatori XML seguono regole precise: non possono cominciare con una cifra né contenere certi simboli. Se l'intestazione viola quelle regole — per esempio comincia con un numero oppure contiene spazi o simboli — il documento non sarebbe analizzabile come XML valido, e lo strumento ripiega quindi automaticamente sui nomi sicuri `column1`, `column2` e seguenti.

Tutte usano la stessa logica di analisi del CSV e differiscono soltanto per il formato prodotto. Mettiamo a disposizione una serie di strumenti — JSON, SQL, Markdown, HTML e XML — così che possiate scegliere il formato adatto al sistema di destinazione e all'uso previsto.

Lo strumento converte automaticamente i caratteri speciali di XML — &, < e > — nei rispettivi riferimenti alle entità prima di produrre il risultato: anche se le celle li contengono, il documento generato resta analizzabile come XML valido.
Tool-kun

A proposito — perché XML si è guadagnato la fama di formato prolisso

XML, il linguaggio di marcatura estensibile, fu standardizzato dal consorzio del web nel 1998 e nella prima metà degli anni Duemila occupava una posizione dominante come formato standard per lo scambio di dati fra sistemi. Protocolli di comunicazione come SOAP e XML-RPC, flussi di notizie come RSS e Atom, perfino i file di configurazione di strumenti di compilazione: XML era ovunque.

A parità di dati, però, XML deve dichiarare ogni volta apertura e chiusura con un marcatore e tende quindi a occupare più spazio di JSON, affermatosi dalla metà degli anni Duemila: di qui la fama di formato prolisso. All'oggetto JSON `{"name":"Alice"}` corrisponde per esempio <name>Alice</name>, dove non è raro che i marcatori contino più caratteri del dato stesso.

XML dispone tuttavia di un corredo di specifiche maturo che JSON non ha: la convalida rigorosa di tipi e struttura con XML Schema, l'uso degli spazi dei nomi per evitare collisioni, le trasformazioni con XSLT. Che nelle integrazioni critiche di finanza, sanità e pubblica amministrazione si continui a preferirlo si spiega anche con la ricchezza di questo ecosistema di convalida e trasformazione.