Calcolo della bolletta dell'acqua
Inserendo il consumo mensile, stima la spesa idrica secondo la struttura tariffaria in due parti, composta di quota fissa e quota a consumo a scaglioni. Comprende un prospetto dei consumi tipici delle attività domestiche.
Consumi indicativi nelle attività domestiche
| Attività | Consumo indicativo |
|---|---|
| Doccia (una, di cinque minuti) | circa 60 l |
| Riempimento della vasca (una volta) | circa 200 l |
| Lavatrice (un ciclo, a carica dall'alto) | circa 110 l |
| Scarico del gabinetto (uno, completo) | da 6 a 8 l circa |
| Lavaggio dei piatti a mano (cinque minuti) | circa 60 l |
| Cucina (lavaggio del riso, preparazioni; un giorno) | circa 20 l |
| Igiene del viso e dei denti (una volta) | circa 6 l |
* I consumi sono valori indicativi di uso comune e variano secondo il tipo di rubinetteria, la presenza di dispositivi di risparmio idrico e le abitudini.
Consigli per l'uso
- Inserendo il consumo in metri cubi riportato nella bolletta o nell'area riservata dell'ente gestore, la stima si avvicina all'importo reale.
- L'acquedotto metropolitano di Tokyo fattura ogni due mesi: se disponete del consumo bimestrale, dividetelo per due per ottenere il valore mensile.
- La quota fissa comprende un consumo fino a otto metri cubi: al di sotto di quella soglia non si applica alcuna quota a consumo e si paga soltanto la quota fissa.
- Il consumo tende a crescere con il numero dei componenti della famiglia: per i valori indicativi in base al nucleo familiare consultate anche le statistiche pubblicate dagli enti gestori.
Domande frequenti
A proposito — perché la tariffa idrica è in due parti
Che la maggior parte delle tariffe idriche giapponesi si componga di una quota fissa e di una a consumo ha una ragione precisa. Il servizio idrico sostiene, a prescindere dall'acqua realmente erogata, ingenti costi fissi: manutenzione degli impianti di potabilizzazione e delle reti, lettura dei contatori, fatturazione. La quota fissa ripartisce equamente quei costi fra tutti gli utenti, muovendo dall'idea che anche un'utenza a consumo nullo comporti spese per il mantenimento dell'infrastruttura.
Che in molti comuni la quota a consumo cresca per scaglioni, con prezzi unitari via via maggiori, risponde a un criterio progressivo: mantenere conveniente l'acqua indispensabile alla vita domestica e far gravare di più chi ne consuma molta, come le grandi utenze produttive. Vi è anche l'intento politico di incoraggiare il risparmio idrico.
È inoltre consueto, come nel caso dell'acquedotto metropolitano di Tokyo, che la quota fissa vari con il diametro del contatore: 13, 20 o 25 millimetri. Un diametro maggiore consente di erogare più acqua contemporaneamente e comporta perciò una quota fissa più alta per i condomini e per le utenze con maggiori esigenze. Anche l'installazione e la sostituzione di un contatore più grande costano di più, e la tariffa riflette quel costo impiantistico.