Calcolo dell'indennità giapponese di maternità

Indicando la retribuzione convenzionale mensile media e i giorni di congedo prima e dopo il parto, calcola l'importo previsto dell'indennità di maternità erogata dall'assicurazione sanitaria. Tiene conto dei limiti di 42 giorni prima del parto, 98 in caso di gravidanza multipla, e di 56 giorni dopo.

Che cosa copre l’indennità di maternità

L’indennità di maternità giapponese (出産手当金, shussan teatekin) sostituisce una parte del reddito nel periodo di astensione dal lavoro legato al parto. La eroga l’assicurazione sanitaria del datore di lavoro e corrisponde a circa due terzi della retribuzione giornaliera abituale, per un massimo di 42 giorni prima della data presunta e 56 giorni dopo la nascita. Questo strumento stima il totale a partire dalla retribuzione mensile standard e dai giorni di astensione effettivamente fruiti.

Il risultato dipende da due limiti. Il periodo precedente al parto è limitato a 42 giorni, che diventano 98 in caso di gravidanza gemellare o plurima, mentre quello successivo è di 56 giorni. I giorni eccedenti non aumentano l’importo. La stima presuppone inoltre che durante l’astensione non venga corrisposta la retribuzione: se il datore di lavoro continua a pagarla, l’indennità può essere ridotta o non spettare affatto. Chi è iscritto all’assicurazione sanitaria nazionale (国民健康保険) non ha diritto a questa prestazione.

Fonti utilizzate in questo calcolo

I valori stabiliti dalla legge, come le aliquote fiscali e contributive, provengono dagli enti pubblici indicati di seguito. Cambiano in occasione delle riforme, quindi le consigliamo di consultare anche la fonte primaria prima di prendere decisioni importanti.

Come stimare l’indennità

  1. Inserisca la retribuzione mensile standard Utilizzi la media degli ultimi dodici mesi. Questo valore non compare in busta paga: lo trova nella comunicazione di determinazione rilasciata dal datore di lavoro o dall’ente assicurativo.
  2. Indichi i giorni di astensione Inserisca separatamente i giorni prima e dopo il parto. Se la nascita avviene oltre la data presunta, quei giorni in più rientrano nell’astensione precedente al parto.
  3. Selezioni la gravidanza plurima In caso di gemelli o più, il limite del periodo precedente al parto sale da 42 a 98 giorni e il totale cambia in modo sensibile.
  4. Verifichi il dettaglio Vengono mostrati separatamente l’importo giornaliero e le quote relative al periodo precedente e successivo al parto, con una nota quando è stato applicato un limite.

Consigli per sfruttarlo al meglio

  • La retribuzione convenzionale mensile non risulta dalla busta paga ma dall'apposita comunicazione emessa dal datore di lavoro o dalla cassa mutua. In caso di dubbio rivolgetevi all'ufficio del personale.
  • Il congedo precedente il parto è facoltativo e va richiesto dall'interessata, mentre nei 56 giorni successivi la legge giapponese sul lavoro vieta di prestare attività: la quota successiva al parto riguarda quindi in linea di principio l'intero periodo.
  • Se il parto avviene più tardi del previsto, i giorni di ritardo si aggiungono al congedo precedente il parto e all'indennità: i giorni effettivi possono quindi superare i 42.
  • L'indennità per congedo parentale, erogata dall'assicurazione contro la disoccupazione durante il congedo per la cura del figlio, è un istituto distinto che segue cronologicamente questo: al passaggio dal congedo di maternità a quello parentale conviene stimare anche quella.

Quando questo strumento è utile

Pianificare il bilancio familiare durante l’astensione

Sapere all’incirca quanto arriverà, e quando, permette di calcolare quanti risparmi servono per coprire l’intervallo fra l’ultimo stipendio e il primo accredito.

Scegliere quando iniziare l’astensione

Confronti i totali con date di inizio diverse per vedere quanti giorni indennizzati guadagnerebbe o perderebbe, valutandolo insieme a come si sente realmente.

Controllare l’importo ricevuto

Se l’accredito è già arrivato, lo confronti con questa stima. Uno scarto rilevante merita una verifica con l’ente assicurativo o con l’ufficio del personale.

Orientarsi da lavoratrice straniera in Giappone

La prestazione spetta a chiunque sia iscritto all’assicurazione sanitaria aziendale, a prescindere dalla cittadinanza. Così arriva al colloquio con le risorse umane con una cifra concreta.

Termini usati in questa pagina

Retribuzione mensile standard
Valore a fasce ricavato dalla retribuzione, impiegato per calcolare i contributi previdenziali e le prestazioni. Non compare in una normale busta paga.
Shussan teatekin (出産手当金)
L’indennità di maternità vera e propria: una prestazione sostitutiva del reddito erogata dall’assicurazione sanitaria durante l’astensione.
Astensione prima del parto
Periodo di astensione fruito su richiesta della lavoratrice prima della nascita. Dà diritto all’indennità fino a 42 giorni, o 98 in caso di gravidanza plurima.
Astensione dopo il parto
I 56 giorni successivi alla nascita. Lavorare per gran parte di questo periodo è vietato dalla legge, perciò di norma è indennizzato per intero.
Assicurazione sanitaria aziendale
Copertura tramite una cassa aziendale o l’Associazione giapponese di assicurazione sanitaria (協会けんぽ). Chi è iscritto all’assicurazione sanitaria nazionale resta escluso da questa prestazione.
Indennità per congedo parentale (育児休業給付金)
Prestazione distinta, a carico dell’assicurazione contro la disoccupazione, che inizia al termine dell’astensione per maternità e copre il congedo parentale.

Domande frequenti

L'assegno una tantum è un contributo alle spese del parto, pari in linea di principio a 500.000 yen, erogato in un'unica soluzione; l'indennità di maternità è invece una prestazione distinta, a sostegno del reddito durante il congedo, calcolata moltiplicando l'importo giornaliero per i giorni. Si possono ricevere entrambe.

Di norma la domanda si presenta in un'unica soluzione al termine del congedo e dalla domanda all'accredito passano in genere uno o due mesi. È possibile anche chiedere prima la sola quota precedente il parto.

Sì, se alla data delle dimissioni si è stati iscritti all'assicurazione sanitaria ininterrottamente per almeno un anno e in quella data si percepisce l'indennità o se ne hanno i requisiti: in tal caso l'erogazione prosegue anche dopo la perdita dell'iscrizione.

No. L'indennità di maternità non è imponibile e resta estranea sia all'imposta sui redditi sia a quella locale. I contributi previdenziali durante il congedo richiedono però una domanda di esonero separata, da presentare tramite il datore di lavoro.
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A proposito — da dove vengono quei due terzi

Che l'indennità sia fissata a due terzi della retribuzione convenzionale giornaliera dipende dal fatto che è costruita entro la stessa cornice normativa dell'indennità di malattia, spettante a chi non può lavorare per infermità o infortunio. Il parto non è una malattia, ma l'idea di sostenere a un livello determinato il reddito nel periodo in cui non si può lavorare è comune ai due istituti, e ne è stata perciò ripresa l'aliquota.

I 42 giorni prima e i 56 dopo il parto coincidono con il congedo di maternità previsto dalla legge giapponese sul lavoro, che da un lato vieta in modo assoluto di lavorare nelle otto settimane successive al parto e dall'altro consente l'astensione nelle sei precedenti soltanto su richiesta dell'interessata: i giorni coperti dall'indennità seguono dunque quel periodo di congedo.

L'estensione a 98 giorni, quattordici settimane, del limite precedente al parto in caso di gravidanza multipla è una disciplina speciale che tiene conto del maggiore carico di una gravidanza con più feti. Poiché richiede in genere un controllo più attento delle settimane di gestazione e un'astensione anticipata, la legge riconosce un congedo più lungo di quello previsto per la gravidanza singola.