Calcolo del tasso di turnover | Con la distinzione fra dimissioni e licenziamenti, gratuito

Basta inserire l'organico a inizio periodo e le uscite, distinte fra dimissioni volontarie e cessazioni decise dall'azienda, per calcolare gratuitamente il tasso di turnover e quello di permanenza. Un modo rapido per capire come stanno davvero andando le uscite.

Consigli per l'uso

  • Di solito si prende come base l'organico a inizio periodo, ma esiste anche la scuola che mette al denominatore l'organico medio, comprendendo chi è entrato durante il periodo. Per i confronti nel tempo, mantenete un criterio unico all'interno dell'azienda.
  • Distinguere dimissioni volontarie e cessazioni decise dall'azienda permette di separare ciò che segnala un problema organizzativo (un'impennata delle dimissioni) da ciò che deriva da una scelta gestionale (una riorganizzazione), differenza che il solo tasso complessivo nasconde.
  • Il livello ragionevole cambia molto secondo settore e ruolo. Evitate confronti diretti fra ristorazione o commercio e industria o pubblica amministrazione: guardate ai valori di riferimento del vostro settore.
  • Combinando questo risultato con l'eNPS, il punteggio di raccomandazione dei dipendenti, valutate lo stato dell'organizzazione da due lati: un indicatore anticipatore, la soddisfazione, e uno posticipato, le uscite effettive.

Domande frequenti

Secondo l'indagine giapponese sui movimenti dell'occupazione del 2024, la media nazionale è del 14,2%. Per settore, però, si va da comparti come alberghi e ristorazione, che superano il 25%, ad altri fermi al 7-8%: conviene giudicare confrontandosi con i propri dati storici e con i valori del proprio settore.

Le dimissioni volontarie nascono dalla volontà della persona — un cambio di lavoro, un'attività in proprio, ragioni familiari — mentre le cessazioni decise dall'azienda derivano da riorganizzazioni, licenziamenti o incentivi all'uscita. La distinzione ha anche rilievo giuridico, perché incide sulle condizioni dell'indennità di disoccupazione.

Oltre all'aumento dei costi di reclutamento e formazione, si perdono competenze e cresce il carico su chi resta, con il rischio di innescare ulteriori uscite a catena. Se sono soprattutto le dimissioni volontarie a essere elevate, conviene affiancare un'indagine sul coinvolgimento, per esempio l'eNPS, e risalire alle cause.

Di norma ogni mese o ogni trimestre. Una sola rilevazione annuale rischia di far sfuggire le ondate di uscite concentrate in certi periodi, mentre il monitoraggio trimestrale rende più leggibili gli effetti stagionali e l'esito degli interventi.

Il tasso di permanenza è la quota di chi, fra le persone presenti a inizio periodo, è rimasta fino alla fine, ed è il rovescio del turnover (permanenza = 100% − turnover). Sono gli stessi dati letti dal punto di vista di chi resta invece che di chi se ne va: quale usare come indicatore principale dipende dagli obiettivi dell'organizzazione.
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A proposito — da dove nasce il tasso di turnover

Il concetto di tasso di turnover si diffuse nell'industria manifatturiera statunitense di inizio Novecento per rendere visibile il costo del ricambio della manodopera. Subito dopo l'introduzione della catena di montaggio, la Ford soffriva una fuga di personale tanto grave da superare il 300% annuo; la politica del salario di cinque dollari al giorno, adottata nel 1914 con un forte aumento delle paghe, è tuttora l'esempio di riduzione del turnover che nessun manuale di economia aziendale omette.

Nel tasso convivono due tipi di uscita di natura molto diversa: le dimissioni volontarie e le cessazioni decise dall'azienda. Le prime nascono dalla volontà della persona — un altro lavoro, un'attività in proprio — e riflettono facilmente problemi di attrattività e di coinvolgimento; le seconde derivano da riorganizzazioni o licenziamenti e non indicano necessariamente un problema dell'organizzazione. Seguire un unico tasso che le somma può portare a sbagliare la diagnosi.

Negli ultimi anni cresce il numero di aziende che non si limitano al tasso, ma stimano la perdita complessiva legata alle uscite mettendo insieme costi di reclutamento e di formazione. Alcune ricerche indicano che sostituire una persona costa da una a due volte la sua retribuzione annua: ridurre il turnover non è quindi solo un indicatore del personale, ma un intervento con un forte ritorno economico.