Generatore gratuito di ricevute (con modello e salvataggio in PDF)
Crea gratuitamente una ricevuta professionale. Inserisci intestatario, importo, causale e dati dell'emittente: l'anteprima in A4 si compone subito e la stampi in PDF dal browser, con il calcolo automatico dell'imposta di bollo giapponese.
Che cos'è il generatore di ricevute
Il generatore di ricevute consente di comporre una ricevuta direttamente nel browser inserendo intestatario, importo, causale e dati dell'emittente, per poi salvarla subito in PDF. L'anteprima in A4 sulla destra si aggiorna a ogni carattere digitato, così puoi controllare l'aspetto finale prima di stampare. È utile anche quando finiscono i blocchetti di ricevute prestampate: il documento è pronto in pochi istanti.
A differenza del generatore di fatture (invoice_generator), pensato per documenti che richiedono un pagamento futuro, questo strumento serve a certificare un importo già incassato. Cambiano anche le informazioni richieste: la ricevuta ha bisogno di una causale che spieghi il motivo del pagamento e, in Giappone, della verifica se sia dovuta l'imposta di bollo per gli importi da 50.000 yen (imponibile) in su. Il calcolo dell'eventuale bollo, con il relativo importo, avviene qui in automatico.
Non è richiesta alcuna registrazione né il caricamento di file. Le informazioni digitate non lasciano mai il browser e la bozza viene salvata soltanto su questo dispositivo: puoi quindi preparare un documento con dati sensibili, come il nome del cliente o l'importo incassato, senza affidarli a un server esterno.
Come creare una ricevuta
- Inserisci data, numero e importo Controlla la data di emissione e il numero della ricevuta, quindi indica l'importo ricevuto. Un pulsante permette di specificare se è imposta inclusa o imponibile.
- Scegli causale e modalità di incasso Indica « per che cosa » è stato ricevuto il pagamento nel campo della causale, anche scegliendo tra i suggerimenti proposti. Seleziona poi la modalità di incasso: contanti, bonifico e così via.
- Inserisci emittente e intestatario Compila ragione sociale, indirizzo e recapiti dell'emittente. Per l'intestatario puoi scegliere una formula come « Egr. » o « Spett.le ».
- Verifica se serve l'imposta di bollo Con la valuta impostata su yen, in base all'imponibile compare automaticamente se è richiesta l'imposta di bollo giapponese e il relativo importo. Spunta la casella se si tratta di una transazione privata estranea a un'attività d'impresa.
- Stampa e salva in PDF Premi « Stampa e salva in PDF » per aprire la finestra di stampa. Scegliendo « Salva come PDF » come destinazione ottieni un file con il solo documento.
Consigli per sfruttarlo al meglio
- In Giappone l'imposta di bollo è dovuta soltanto quando la ricevuta viene emessa come documento cartaceo. Secondo l'Agenzia delle entrate giapponese, se il documento resta in formato elettronico (per esempio un PDF inviato via e-mail, senza mai essere stampato) non si genera l'obbligo dell'imposta di bollo: la scelta se stampare o meno cambia quindi il trattamento fiscale.
- Una causale generica come « per merci » è accettata, ma per la nota spese conviene indicare in modo specifico che cosa è stato acquistato: evita spiegazioni successive. Puoi comunque digitare liberamente una causale diversa da quelle suggerite.
- In Giappone le ricevute sotto i 50.000 yen non richiedono l'imposta di bollo. Attenzione: l'importo esattamente pari a 50.000 yen rientra invece nell'obbligo, quindi il criterio corretto è verificare se l'imponibile è pari o inferiore a 49.999 yen.
- Quando un privato vende un proprio bene personale, per esempio un oggetto usato, la ricevuta è estranea a un'attività d'impresa e l'imposta di bollo non è dovuta indipendentemente dall'importo. Controlla questa casella per le ricevute di compravendita tra privati o di un mercatino.
- Indicando il numero di registrazione, la ricevuta può essere utilizzata come fattura qualificata semplificata (簡易インボイス) secondo il sistema giapponese: è particolarmente utile per attività come commercio al dettaglio, ristorazione o servizi di taxi, che vendono a una clientela indistinta.
- Se emetti più ricevute allo stesso cliente, la bozza resta salvata automaticamente: basta aggiornare data e numero per la ricevuta successiva. Per un cliente diverso, usa « Azzera » prima di iniziare a compilare.
Quando conviene usarlo
Liberi professionisti che incassano un pagamento
Utile per certificare l'incasso di merci, servizi di consulenza o quote associative ricevuti in contanti o tramite bonifico, scegliendo la causale più adatta tra i suggerimenti.
Verificare l'imposta di bollo su un incasso rilevante in Giappone
Inserendo l'imponibile, compaiono automaticamente l'eventuale obbligo dell'imposta di bollo giapponese e il relativo importo (a partire da 200 yen), senza dover memorizzare gli scaglioni.
Emettere una fattura qualificata semplificata giapponese
Indicando il numero di registrazione puoi rilasciare una ricevuta valida come fattura qualificata semplificata (簡易インボイス), il formato previsto per esercizi come negozi, ristoranti e taxi che possono omettere il nome dell'intestatario.
Rilasciare una ricevuta per una compravendita privata
Per esempio la cessione di un oggetto di valore tra privati su un'app di annunci: spuntando « ricevuta estranea a un'attività d'impresa » verifichi che l'imposta di bollo giapponese non sia dovuta, a prescindere dall'importo.
Sostituire il blocchetto di ricevute quando non è disponibile
In negozio o sul posto di lavoro, se finiscono i moduli cartacei puoi compilare la ricevuta da smartphone o tablet e rilasciarla subito in PDF o su carta.
Termini legati alla ricevuta
- Causale
- La dicitura che spiega « per che cosa » è stato ricevuto il pagamento. Formule generiche come « per merci » sono ammesse, ma è preferibile una descrizione che identifichi con precisione l'operazione.
- Imposta di bollo giapponese (収入印紙)
- Il contrassegno che attesta il pagamento dell'imposta di bollo in Giappone. Per le ricevute di denaro o titoli, se l'imponibile indicato è pari o superiore a 50.000 yen l'apposizione è di norma obbligatoria.
- Imposta di bollo (印紙税)
- Un'imposta erariale giapponese dovuta alla redazione di determinati documenti. Le ricevute che certificano l'incasso di denaro o titoli rientrano tra i documenti imponibili, con un'imposta che cresce a scaglioni in base all'importo indicato.
- Ricevuta estranea a un'attività d'impresa (営業に関しない受取書)
- La ricevuta emessa a titolo privato da un dipendente o da un privato che non esercita un'attività d'impresa. Non rientrando nella nozione di « attività d'impresa » della legge giapponese sull'imposta di bollo, non richiede il bollo indipendentemente dall'importo.
- Fattura qualificata semplificata (簡易インボイス)
- Il formato di fattura qualificata semplificato, ammesso in Giappone per attività come commercio al dettaglio, ristorazione e servizi di taxi che vendono a una clientela indistinta, in cui è possibile omettere il nome dell'intestatario. Richiede comunque l'indicazione del numero di registrazione.
- Numero di registrazione
- Il codice assegnato in Giappone agli operatori registrati come emittenti di fatture qualificate presso l'ufficio delle imposte. È composto da una « T » seguita da 13 cifre; per le società coincide con il numero identificativo dell'impresa.
Domande frequenti
Curiosità — il bollo sulle ricevute è un'idea che in Giappone risale al periodo Edo
L'idea di tassare un documento non è affatto un'invenzione moderna. Già lo shogunato Edo imponeva ai monti di pietà e ai produttori di sakè oneri chiamati « unjōkin » e « myōgakin » per la licenza di esercizio, e forme di prelievo legate ai contratti scritti erano diffuse in varie zone del Giappone. La forma diretta che conosciamo oggi, con un contrassegno di carta (印紙) da apporre sul documento, comparve però solo nel 1873 (anno 6 dell'era Meiji), quando fu emanato il regolamento sull'uso dei contrassegni per le ricevute. Da quell'atto si fa convenzionalmente partire il sistema giapponese dell'imposta di bollo, che da quasi 150 anni continua a colpire il documento in sé.
L'idea dell'imposta di bollo non è affatto un'esclusiva giapponese. Le sue origini si fanno risalire all'Olanda del XVII secolo, dove venne introdotto un contrassegno fiscale sugli atti pubblici, mentre in Inghilterra lo Stamp Act fu approvato nel 1694. Proprio l'imposta di bollo inglese divenne celebre quando, nel 1765, il Parlamento di Londra estese l'obbligo a stampati e documenti delle colonie americane: i coloni reagirono con il grido « no taxation without representation », e quella protesta fu una delle scintille che portarono alla guerra d'indipendenza. Un tributo su un semplice foglio di carta finì così al centro di uno scontro politico su scala atlantica.
Tornando alle ricevute giapponesi, la soglia oltre la quale scatta l'imposta di bollo (oggi fissata a 50.000 yen di imponibile) è stata innalzata più volte nel tempo. In precedenza il limite era di 30.000 yen, poi portato a 50.000 yen nell'aprile del 2014. Dietro questa scelta c'era probabilmente la volontà di alleggerire l'onere amministrativo sulle piccole transazioni quotidiane, e con la diffusione dei pagamenti senza contanti è probabile che il dibattito su dove collocare questa soglia continuerà anche in futuro.
Per inciso, il motivo per cui un pagamento con carta di credito non richiede l'imposta di bollo in Giappone è che questa imposta colpisce le « ricevute di denaro o titoli », legate a un incasso in contanti. Il pagamento con carta passa invece attraverso una società di credito ed è considerato un'operazione di credito, non un incasso immediato di denaro. A parità di importo speso, la presenza o meno dell'imposta su un foglio di carta dipende quindi dal metodo di pagamento scelto: una delle particolarità più curiose dell'imposta di bollo.