Simulatore dell'imposta di successione sull'indennità giapponese per contributo speciale

Simulatore gratuito che, indicando il valore complessivo dell'asse ereditario, la composizione degli eredi legittimi e l'importo dell'indennità per contributo speciale, stima l'imposta a carico di chi la riceve, con la maggiorazione del venti per cento se dovuta, e la rettifica della base imponibile degli eredi che la pagano.

Quando un parente non erede, tipicamente il coniuge di un figlio, ha prestato gratuitamente assistenza al defunto, può chiedere agli eredi una somma di denaro: è l'indennità per contributo speciale (articolo 1050 del codice civile giapponese, introdotto con la riforma del 2019). Sul piano fiscale l'indennità è assimilata a un legato del defunto e chi la riceve paga l'imposta di successione (articolo 4, secondo comma, della legge sull'imposta di successione). La maggiorazione del venti per cento (articolo 18, primo comma) dipende dal rapporto di parentela con il defunto e non dalla qualità di erede: si applica a tutti tranne ai parenti di sangue di primo grado e al coniuge. I beneficiari tipici, come il coniuge di un figlio (affine di primo grado), i nipoti, i fratelli e le sorelle, la pagano, ma non la paga il padre o la madre del defunto che non eredita perché il defunto ha figli (parente di sangue di primo grado).

Simulazione da asse ereditario, composizione degli eredi e importo dell'indennità

Che cos'è il compenso per contributo speciale

Non è affatto raro che chi ha portato per anni il peso dell'assistenza al defunto sia un parente che non è erede, il più delle volte il coniuge di un figlio. Con la legge previgente quella persona poteva dedicarsi per intero e non ricevere nulla dall'asse. Il compenso per contributo speciale, introdotto dalla riforma del 2019 del Codice civile giapponese (articolo 1050), le consente di chiedere denaro agli eredi.

Il trattamento fiscale merita attenzione. Il compenso si considera un legato del defunto (Legge sull'imposta di successione, articolo 4, comma 2), sicché l'imposta grava su chi lo chiede. E la maggior parte di chi chiede il compenso rientra nella maggiorazione del venti per cento di cui all'articolo 18, comma 1. Ne sono esclusi solo i parenti di sangue di primo grado e il coniuge, per cui il coniuge di un figlio (affine di primo grado), i nipoti e i fratelli la pagano, mentre un genitore che non è erede (parente di sangue di primo grado) no. Gli eredi che pagano, dal canto loro, possono dedurre quanto versato dal proprio valore imponibile. Inserisca il totale dell'asse, la composizione degli eredi e l'importo del compenso: questo strumento calcola entrambi i versanti a un tempo.

Fonti utilizzate in questo calcolo

I valori stabiliti dalla legge, come le aliquote fiscali e contributive, provengono dagli enti pubblici indicati di seguito. Cambiano in occasione delle riforme, quindi le consigliamo di consultare anche la fonte primaria prima di prendere decisioni importanti.

Come reperiamo e manteniamo queste cifre

Come stimare l'imposta

  1. Inserisca il valore totale dell'asse Il valore imponibile complessivo. Usi la cifra prima della deduzione del compenso.
  2. Inserisca la composizione degli eredi legittimi Indichi se vi sia un coniuge e quanti figli. Da qui discendono la deduzione di base e il riparto dell'imposta.
  3. Inserisca l'importo del compenso La somma richiesta, o richiesta a lei.
  4. Controlli l'imposta di chi richiede Se si applica la maggiorazione, viene mostrata l'imposta di successione dopo la maggiorazione del venti per cento. Se chi riceve l'indennità è il padre o la madre del defunto (parente di sangue di primo grado), spunti la casella per calcolare senza maggiorazione.
  5. Osservi anche la rettifica sul lato di chi paga Vedrà parimenti di quanto scenda il valore imponibile degli eredi.

Consigli per sfruttarlo al meglio

  • Se le parti non si accordano sull'indennità, si può chiedere al tribunale della famiglia un provvedimento che sostituisca l'accordo. La domanda va presentata sia entro 6 mesi dal momento in cui si è venuti a conoscenza dell'apertura della successione e degli eredi, sia entro 1 anno dall'apertura della successione (articolo 1050, secondo comma, del codice civile); il diritto si perde non appena scade uno dei due termini, per cui conviene avviare presto le trattative.
  • L'erede che paga l'indennità può dedurne l'importo dalla propria base imponibile: per il complesso degli eredi il carico fiscale resta pressoché invariato e cambia soltanto la ripartizione fra loro e chi riceve l'indennità.
  • Prima della riforma del codice civile del 2019, il coniuge di un figlio non poteva chiedere nulla, per quanto si fosse dedicato all'assistenza, non essendo erede. L'indennità è un istituto relativamente nuovo, introdotto per correggere questa iniquità.
  • Poiché la somma si determina con l'accordo delle parti, inserirla nello strumento appena definita aiuta a conoscere il carico fiscale approssimativo e a preparare la dichiarazione.

Quando torna utile

Una nuora o un genero che ha prestato assistenza e valuta una richiesta

Ciò che resta non è la somma richiesta: occorre partire dalla cifra al netto dell'imposta maggiorata.

Prevedere una richiesta nei propri confronti

Poiché quanto versato è deducibile dal proprio valore imponibile, può verificare come muti il proprio carico.

Ordinare le questioni prima della riunione di divisione

Un compenso muove l'imposta di tutti gli eredi, perciò condividere per tempo le cifre ripaga l'impegno.

Confrontarlo con una disposizione testamentaria

Se il defunto avesse predisposto un legato in vita, nessuna richiesta sarebbe necessaria; ecco il termine di paragone.

I termini del contributo speciale

Compenso per contributo speciale
Denaro che un parente non erede può chiedere agli eredi per aver contribuito senza corrispettivo all'assistenza del defunto (articolo 1050).
Contributore speciale
La persona legittimata a chiedere l'indennità. L'applicazione della maggiorazione del venti per cento dipende dal rapporto di parentela, non dalla qualità di erede: il coniuge di un figlio, i nipoti e i fratelli la pagano, il padre o la madre del defunto (parente di sangue di primo grado) no.
Maggiorazione del venti per cento
La regola che moltiplica l'imposta per 1,2 quando qualcuno diverso dai parenti di sangue di primo grado del defunto (figli e genitori) e dal coniuge acquista beni per successione o legato (Legge sull'imposta di successione, articolo 18, comma 1). Vi rientra anche il nipote adottivo che non eredita per rappresentazione.
Legato presunto
Trattare fiscalmente come legato ciò che di fatto non lo è. Il compenso è trattato così.
Valore imponibile
Il valore dei beni che ciascuno acquisisce. Il compenso versato ne viene sottratto.
Deduzione di base
30 milioni di yen più 6 milioni per ciascun erede legittimo. Il contributore speciale non è contato fra loro.

Domande frequenti

Chi la riceve non conta come erede legittimo ai fini della deduzione di base. La deduzione complessiva dell'asse — 30 milioni di yen più 6 milioni per erede legittimo — incide però sul calcolo dell'imposta complessiva, che viene poi ripartita anche in proporzione all'indennità per determinare l'imposta dovuta da chi la riceve.

I parenti in linea di sangue del defunto entro il sesto grado, il coniuge e gli affini entro il terzo, purché non siano eredi: tipicamente il coniuge di un figlio. Ne restano esclusi chi ha rinunciato all'eredità e chi ha perduto la capacità di succedere per indegnità o esclusione.

No. L'importo pagato si deduce dalla base imponibile di quell'erede, che non sopporta quindi una doppia imposizione. Per il complesso degli eredi, l'acquisto e l'imposta si riducono nella misura della quota attribuita a chi riceve l'indennità.

Anzitutto con l'accordo fra chi ha contribuito e gli eredi. In mancanza di accordo, chi ha contribuito può chiedere al tribunale della famiglia un provvedimento sostitutivo, e l'importo è fissato considerando tempo, modo ed entità del contributo e il valore dell'asse.
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A proposito — quota per contributo e indennità per contributo speciale

Nella pratica successoria esisteva da tempo la quota per contributo, che accresce la parte spettante all'erede il quale abbia contribuito in modo speciale a conservare o accrescere il patrimonio. Era però un diritto riconosciuto ai soli eredi: se, per esempio, la moglie del primogenito assisteva per anni i suoceri, non essendo erede non poteva invocarlo, e si lamentava l'iniquità di un impegno senza riconoscimento.

L'indennità per contributo speciale, introdotta con la riforma del codice civile in vigore dal luglio 2019, corregge quella iniquità riconoscendo un diritto di credito anche ai parenti non eredi. Ne possono fruire i parenti in linea di sangue entro il sesto grado, il coniuge e gli affini entro il terzo, mentre restano esclusi i conviventi di fatto, gli amici e i conoscenti. Occorre inoltre aver prestato gratuitamente assistenza o altra attività e aver così contribuito in modo speciale a conservare o accrescere il patrimonio: la semplice convivenza o il consueto aiuto domestico difficilmente bastano.

Sul piano fiscale l'altra particolarità è che l'indennità è assimilata a un legato. Si tratta in origine di un diritto di credito civilistico, di natura diversa dall'attribuzione per testamento, ma per evitare che sfugga all'imposta di successione la legge la tratta come un legato. Ne risulta una posizione un poco singolare: chi la riceve non conta ai fini della deduzione di base e per la maggiorazione del venti per cento si guarda, come per ogni altro legatario, al rapporto di parentela (si applica a tutti tranne ai parenti di sangue di primo grado e al coniuge). Un genitore non la paga pur non essendo erede, il coniuge di un figlio sì.